Author Archives: Francesca Lorenzutti

Stampa con i tappi

Dopo aver abbandonato il PET, riprendendo le prove del prof. Montoya (http://scifablab.ictp.it/2014/11/25/from-bottle-caps-to-3d-printing-an-open-guide/)  ci siamo concentrati su un altro tipo di plastica, l’HDPE (high density polyethylene), plastica usata per produrre circa la metà dei tappi per contenitori alimentari in commercio e alcuni contenitori di sapone e detersivo.

Dopo aver raccolto e diviso tappi selezionando quelli di HDPE e dividendoli per colore abbiamo dato il via alla produzione di pellet per realizzare nuovo filamento e abbiamo iniziato prove di stampa  col filamento prdotto dal prof. Montoya.

L’HDPE ha un comportamento simile a quello dell’ABS, plastica molto usata sia per la stampa 3D che per la produzione di oggetti d’uso non legati all’alimentazione: tende ad arricciarsi ai bordi, ma nell’HDPE questa tendenza è molto accentuata. Per questo motivo andrebbe stampato su piatto riscaldato, ma non avendone noi la possibilità (le stampanti con piatto riscaldato in dotazione al fablab richiedono un filamento molto regolare, molto difficile da ottenere dal riciclo della plastica) abbiamo utilizzato tutte le tecniche più comuni per la stampa di ABS su piatto riscaldato (lacca e colla vinilica, piatti di vetro o di legno) ottenendo scarsi risultati e approdando al nastro biadesivo. Dopo alcune prove, che hanno dato risultati buoni, anche se non comparabili a stampe ottenute con filamenti industriali, abbiamo cambiato filamento per le prove, passando dal blu al rosa. Ci aspettavamo risultati simili o addirittura migliori, essendo questo secondo filamento dello stesso materiale ma di diamentro più regolare del primo; invece, contaraiamente alle aspettative, il filamento rosa risponde in modo assolutamente negativo alle prove di stampa. La divisione dei colori, che inizialmente era stata attuata fondamentalmente per motivi estetici, si è rivelata invece necessaria per la produzione di un filamento dalle proprietà adatte alla stampa. Non sappiamo spiegarci questa diversità di comportamenti, possiamo solo ipotizzare che sia legata alla presenza di coloranti o altre sostanze impiegate a livello industriale.

Prime prove (PET)

Il materiale su cui inizialmente abbiamo concentrato la nostra attenzione è stato il PET (polietilene tereftalato), la plastica più utilizzata come contenitore alimentare (specialmente le bottiglie per bevande) e che ha un discreto uso come filamento per le stampanti 3D. Alcune prove di fusione di pellet ricavato da bottigliette, ha subito evidenziato il fatto che il PET, se portato oltre i 150 °C, tende a cristallizzarsi piuttosto che a fondersi. Il pellet cristallizzato diventa biancastro e duro, quindi impossibile da utilizzare per la produzione di un filamento. Le prove sono state fatte portando graualmente il PET fino alla temperatura di 180 °C utilizzando un semplice bagnomaria in olio da frittura in un ambiente ben ventilato e comunicante con l’esterno (i vapori sprigionati dalla plastica ad alta temperatura posso essere dannosi per la salute). In seguito è stato anche tentato di portare la plastica a 180 °C ottenendo i medesimi risultati.

Presentazione

IL NOSTRO PROGETTO inizia a ottobre del 2014 con l’obbiettivo di riutilizzare la plastica di bottiglia e/o tappi ad uso domestico e perlo più alimentare. Questo desiderio è dettato dal fatto che il problema dell’inquinamento è tra i più pressanti globalmente e che il riciclo domestico della plastica possa essere una buona soluzione al problema.