
Il progetto è opensource, tutti i disegni del progetto e files saranno pubblicati a breve!

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Camera a nebbia V2 montata su un distributore d’acqua fredda “di recupero”, con la sua nuova scheda di controllo sviluppata appositamente.
Durante alcune ricerche online siamo incappati in delle nuove celle termo-elettriche a doppio stadio (TEC2) più grandi. Invece della classica dimensione di 40×40 mm queste celle sono larghe ben 60×60 mm, capaci quindi di raffreddare più efficacemente un volume maggiore rispetto alle celle standard. Basandoci su questo abbiamo deciso di sviluppare una nuova e ancora più semplice camera a nebbia per le scuole.

Disegno esploso della camera a nebbia per le scuole V2
La nuova camera si basa su una singola TEC2 60×60 mm, capace di raffreddare una camera a nebbia con una base di 15×15 cm (e simile altezza) ad una temperatura di -30° C, usando l’acqua raffreddata a circa 0° C. Le istruzioni e i disegni per la costruzione possono essere scaricati dai link sottostanti:
Lista (formato Excel) del materiale da acquistare / reperire:
Istruzioni di costruzione e montaggio delle varie componenti (PDF):
Istruzioni per montare la camera a nebbia V2
Disegni vettoriali in formato DXF per il taglio delle parti al lasercutter:
Crediti e licenza:
Author: Marco Baruzzo, ICTP SciFabLab
Licenza: Open Source Creative Common Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
progetto di: Marco Baruzzo, Carlo Fonda (@SciFabLab)
Visto l’interesse dimostrato da parte di numerosi insegnanti per la nostra camera a nebbia, abbiamo deciso di svilupparne una versione più compatta, semplificata ed economica, adatta quindi per essere costruita e utilizzata nelle scuole.
Questa nuova camera a nebbia compatta utilizza 4 celle termo-elettriche a doppio stadio (TEC2), un dissipatore a liquido e, invece di impiegare un refrigeratore per raffreddare l’acqua, fa uso di semplici cubetti di ghiaccio immersi in un contenitore di acqua. Con 3 kg di ghiaccio è possibile tenere in funzione la camera a nebbia per un’ora, tutto il tempo necessario per fare una lezione di fisica della particelle a scuola. L’area di base della camera è di 15×15 cm, pari a 225 cm².
Dato che la macchina non deve funzionare per molte ore, invece della grondaia e del riscaldatore si è deciso di proporre un semplice feltro che deve esser imbevuto d’alcool isopropilico prima dell’utilizzo.
Le istruzioni su come costruire le varie parti si trovano nei vari link qui sotto:
Lista (formato Excel) del materiale da acquistare / reperire:
Istruzioni di costruzione delle varie componenti (PDF):
Montaggio finale delle parti (PDF):
Disegni vettoriali in formato DXF per il taglio delle parti al lasercutter:
tutti i files sono disponibili su richiesta a scifablab@ictp.it
Crediti e licenza:
Author: Marco Baruzzo, ICTP SciFabLab
Licenza: Open Source Creative Common Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Version 1.0 “School Edition” Part list (3 Oct, 2018):



progetto di: Marco Baruzzo, Carlo Fonda (@SciFabLab)
Tutti i fisici (ma non solo) durante i loro studi universitari si sono sentiti raccontare come la camera a nebbia abbia rivoluzionato la fisica delle particelle. Uno strumento di inizio ‘900 totalmente analogico capace di mostrare il passaggio di particelle cariche senza l’ausilio di nessun supporto elettronico. Peccato che nella maggior parte delle università, compresa la nostra, non fosse possibile ammirarne uno.
Spinti dalla curiosità di poter osservare il passaggio delle particelle che ci circondano abbiamo cominciato un vero sforzo di R&D volto alla costruzione di una camera a nebbia che sia facile da costruire, con materiali facili da reperire, economica e che possa restare accesa il più possibile.
Dopo una rapida ricerca era chiaro le che possibilità fossero tre: utilizzare ghiaccio secco o azoto liquido, costruire un frigorifero molto potente oppure utilizzare delle celle termoelettriche. La prima possibilità implica dover comprare in continuazione ghiaccio secco, materiale che non si trova normalmente dal ferramenta, la costruzione di un frigo da zero esula dalle nostre conoscenze ( per ora=) ) quindi non ci resta che concentrarci sulle celle termoelettriche (TEC), dette anche celle di Peltier.
Le TEC sono componenti elettronici capaci di generare una differenza di temperatura (ΔT) tra due superfici quando viene applicata una differenza di potenziale ai loro connettori.
Online sembrava che la temperatura a cui dovevamo puntare fosse dell’ordine della ventina di gradi sotto lo zero Celsius e in teoria guardando le specifiche delle TEC in commercio non sembrava molto difficile da ottenere. Ovviamente non è stato così.

Senza dilungarmi troppo sulle varie scoperte fatte nel tempo, elenco i punti salienti:

TEC con un corto al suo interno

L’isolamento delle piastra fredda è molto importante. In questa immagine si vede come la piastra non fosse stata isolata abbastanza e il freddo fosse “visibile” dall’esterno.
Per riassumere, alla fine noi ci siamo affidati ad una TEC doppio stadio (TEC2), formata da due strati di semiconduttori già attaccati assieme, raffreddata a liquido con acqua tra gli 0° e 5° C.
Da dei primi test preliminari su una camera a nebbia molto piccola, eravamo riusciti ad ottenere delle semi-invisibili scie, quindi abbiamo puntato direttamente alla costruzione di una camera a nebbia “grande”, 22×22 cm².

Prima traccia di una particella osservata con un prototipo di camera a nebbia allo SciFabLab , ottobre 2017.
Per raffreddare un’area così grande abbiamo utilizzato 6 TEC2, che producevano una temperatura media di -33° C con acqua a 0° C, per poi migliorare il sistema inserendo altre 2 celle, arrivando ad un totale di 8 TEC2 per un area di circa 500 cm². Con acqua a 0° C siamo riusciti ad ottenere temperature dell’ordine dei -40° C stabili anche d’estate.

6 TEC2 raffreddate per controllare il loro funzionamento. Da notare il fatto che la loro superfice arriva a -55° C quando non devono raffreddare alcun materiale.

In questa immagine si vede come erano posizionate le 6 TEC2 dentro la prima versione della camera a nebbia. Si nota come i cavi siano inglobati nell’isolamento (per evitare contatti con la piastra fredda) e ci sia del nastro attorno alle celle per evitare che la pasta conduttiva possa fare “corto termico” tra le due facce.

Setup con 8 TEC2
Dato l’utilizzo di 6, poi 8, TEC2 abbiamo dovuto costruirci un dissipatore liquido apposito abbastanza largo da coprire tutte le TEC2. Il dissipatore è basato su una lastra di rame con lamelle saldate immerse in acqua e glicole.
L’illuminazione in una camera a nebbia è estremamente importante, solo un raggio di luce radente alla superfice riesce a illuminare le tracce nel modo corretto e farle quindi risaltare sullo sfondo nero. Per questo abbiamo sviluppato una nostra idea per l’illuminazione sfruttando un foglio di acrilico trasparente spesso 1 cm. Questo viene tagliato in modo da andare a formare sia la “guida luce” che trasporta la luce dei LED dentro la camera sia il contenitore in cui l’alcool che si deposita sul fondo della camera.

Test sulla guida luce della camera a nebbia
Per la produzione dei vapori d’alcool abbiamo utilizzato un sistema complesso ma che permetteva di lasciare la superficie superiore della scatola libero per poter osservare le tracce anche da sopra. Il sistema prevede l’utilizzo di una grondaia e un riscaldatore per poter far evaporare l’alcool. Il riscaldatore è formato da un cordino in acciaio che funge da resistenza.
Il risultato del nostro lavoro può essere visto in questo video.
DIY Cloud Chamber Part list (Sept.-Nov. 2018):




Anche nella versione più piccola per le scuole, a basso costo e di facile costruzione (meno di 200€ Di spesa totale per le parti necessarie, e qualche ora di lavoro):

